Atac: "Forse non tutti sanno che..."

La copertina del libro
    Dal magico cilindro di via Prenestina, quartier generale dell’Atac SpA, giunge una nuova e spumeggiante notizia, degna di essere inserita nella rubrica “Forse non tutti sanno che…”, la quale quasi per certo creerà forti indigestioni ai romani, specie a quelli che ogni giorno sono costretti a convivere coi disservizi del trasporto pubblico. È una di quelle notizie che colpisce allo stomaco, che fa traboccare la bile dalla rabbia.
    Senza alcun ritegno e rispetto per nessuno, infatti, la Società interamente controllata dal Campidoglio, ha nei giorni scorsi distribuito ai suoi dipendenti, circa 12.000 (fonte “Carta dei Servizi” edizione 2012), un volume dal titolo “Atac 100 foto, 100 anni”. Curato dalla direzione Marketing in collaborazione con la Direzione Comunicazione, che in questi anni ci ha deliziato con dei comunicati stampa, colmi di strafalcioni e di scempiaggini di ogni specie, questo volume rappresenta l’ennesimo caso di spreco di denaro pubblico.
    Scrive al riguardo Mauro Di Pietrantonio, storico del trasporto pubblico laziale e co-autore del sito http://www.tramroma.com/, che conta numerosi lettori: “[…] sono state prese cento foto a casaccio, molte viste e straviste, pubblicate senza alcun filo conduttore che non sia il tempo e corredate da laconiche e ridicole didascalie, del tipo "Tram municipale sul ponte Vittorio" (quale tipo non si sa...), "Fattorina in servizio" (dove, come, quando?), "prototipo della prima vettura" (ma se è un prototipo, sarà la prima... o no?). Forse memori delle nostre precedenti stroncature di analoghi lavori, in ATAC non hanno voluto eccedere in particolari cronologici e tecnici, tanto è vero che in due occasioni che lo fanno, definiscono "elettrici" gli autobus SPA a benzina della Ugolini, e "filobus" un autobus Fiat 656 a tre assi del 1942 […]”
    Se il contenuto è di pessima caratura, altrettanto bassa è stata la scelta di distribuire il libro ai soli dipendenti. Nelle città normali, amministrate con il giusto crisma, la storia del trasporto pubblico è utilizzata per foraggiare il servizio corrente, attraverso i gadget, il noleggio degli autobus/tram/treni storici, mostre fotografiche e, non da ultimo, la pubblicazione dei libri (basti vedere l’ATTS e la GTT di Torino). A Roma, ricca d’invidiabili primati nel comparto trasporti, accade l’esatto contrario: si butta o si trascura il materiale rotabile storico (solo il Treno della Tuscia potrebbe rappresentare un’infinita fonte di guadagno) e si editano libri di un pressappochismo nauseante e destinato al solo personale, il quale avrebbe preferito che quei soldi fossero stati destinati all’esercizio, viste le condizioni deprecabili in cui versano le vetture e le infrastrutture.
    Ma cosa ci si poteva aspettare dal trio Alemanno-Aurigemma-Diacetti, responsabile della svendita del patrimonio immobiliare di Atac?