Atac, il Fast risponde al Messaggero


 “La Fast-Confsal vi invita ad approfondire le reali disfunzioni che non permettono l’erogazione di un servizio adeguato e ad evitare titoli ad effetto che non rendono giustizia alla realtà ma creano un clima di inutile ostilità verso i dipendenti di Atac”. La sigla sindacale risponde per le rime all’articolo apparso oggi, 26 febbraio, sulle pagine de “Il Messaggero”, dove è stato affrontato il tema delle assenze del personale.
 
  La Premessa – “Riteniamo che l’attenzione manifestata – si legge nella lettera inviata al direttore del quotidiano – nei confronti dei seppur numerosi problemi economici, finanziari ed organizzativi che gravano sulla Società Atac, così come riportata in cronaca, possa forviare l’interesse della pubblica opinione rispetto ai reali obiettivi che possano realmente rilanciare la più grande azienda di trasporto pubblico d’Europa. Ci sembra d’obbligo premettere che il trasporto pubblico locale riveste un carattere socialmente irrinunciabile per una Società che voglia definirsi civile e che il relativo livello di erogazione del servizio deve assumere livelli qualitativamente adeguato, nella fattispecie, alla Capitale d’Italia”. E ancora: “Ciò posto non crediamo sia di secondaria importanza l’aspetto relativo alla qualità di lavoro del personale addetto, il quale garantisce, nonostante le difficoltà quotidiane, la regolarità del servizio alla cittadinanza”.

  Smantellare per privatizzare? – “La categoria degli autoferrotranvieri – continua il documento – è purtroppo sottoposta da tempo e ciclicamente ad attacchi mediatici di ogni genere, non sempre a ragione. Qualche collega malizioso legge, in alcune pagine di numerosi quotidiani, malcelate intenzioni di affossare Atac SpA a vantaggio di speculazioni ed interessi privati”.

  La precisazione – Il firmatario della lettera, Paolo Ventura, segretario regionale del Fast, poi snocciola, in risposta al quotidiano, i dilemmi che affliggono i lavoratori aziendali: “Con l’occasione – scrive -, ed in riferimento agli ultimi articoli pubblicati, ricordiamo: che il personale operativo soffre una pesante carenza di organico, che non consente il recupero psico-fisico, pertanto l’incidenza dell’insorgere di patologia aumenta notevolmente; che l’inidoneità alla guida è purtroppo una conseguenza di gravi patologie, spesso causate dall’usura conseguente alle peculiari condizioni di lavoro e pertanto i dipendenti di Atac non chiedono l’inidoneità ma la subiscono; che la perdita di corse e l’impossibilità di utilizzare autisti dipende dalle difficoltà nella manutenzione dei mezzi e la conseguente indisponibilità degli stessi”.

  L’affondo – “La prima azione da attuare in Atac – conclude Ventura – non è togliere soldi ai dipendenti, tramite i contratti di solidarietà, ma deve essere la riduzione reale dei Dirigenti, l’eliminazione dei superminimi, la riduzione dei quadri, la reinternalizzazione delle lavorazioni strapagate alle ditte esterne, la revoca delle eventuali consulenze esterne”.


David Nicodemi