Ferrovie concesse: da Porta Maggiore a Magliano Romano

Il tempo di prendere atto del buon esito dei lavori a Porta Maggiore, lato piazzale Labicano (clicca qui), per imbattersi in una nuova avventura ferroviaria. 

Ma prima di farlo, occorre evidenziare che detto intervento, eseguito la scorsa settimana, ha dimostrato che Atac SpA dispone ancora di personale qualificato. Ergo, si consiglia vivamente ai dirigenti, compresi i capiservizio, di affidarsi a loro, onde evitare il ripetersi di spiacevoli inconvenienti, com’è accaduto a Porta Maggiore (Video lavori clicca qui).



Ed eccoci alla segnalazione, fattaci da alcuni utenti della Roma-Civita Castellana-Viterbo, la gloriosa ferrovia, d’indubbio valore turistico, sorta dalle ceneri della ferrotranvia belga e incastonata tra le pendici del Monte Soratte. L’oggetto della discordia è la fermata di Magliano Romano, ubicata a lato del bivio Via Flaminia/Via Campagnanese. 

Come arrivati, notiamo che il passaggio a livello, che taglia l’importante intersezione, è privo della segnaletica prevista dal Codice della Strada (segnali di pericolo, pannelli distanziometrici etc.), e che la lampada di sinistra dello stesso, lato Campagnanese, è parzialmente coperta dalla Croce di Sant’Andrea. Come inizio non c’è male.
Entriamo nell’area ferroviaria. Ci accoglie il fabbricato passeggeri, ridotto oramai peggio di un rudere, a dispetto dei soldi spesi nel recente passato per ristrutturalo. Vetri spaccati, infissi divelti, cavi scoperti e puzza di urina. Inoltre, alcuni pozzetti d’ispezione dei servizi, sistemati in prossimità della banchina, sono sprovvisti dei coperchi. Ed è facile immaginare quali possono essere le conseguenze, qualora un utente finisse col piede in una di queste trappole. Anche le condizioni della pavimentazione destano una certa preoccupazione, come del resto la banchina stessa.

Oltre il fabbricato scorgiamo file di traversine monoblocco in calcestruzzo, un cumulo di pietrisco e i mezzi adibiti al loro trasporto, ricoverati al primo binario (due locomotori diesel e quattro carri per la massicciata). È un cantiere, pericoloso e incustodito, dove chiunque è libero di fare i propri comodi: danneggiare i convogli oppure, cosa allucinante, mettere a repentaglio la sicurezza dell’esercizio ferroviario. Come? Beh, basta prendere le staffe fermacarri, che non sono state assicurate bene, e piazzarle sul binario di corsa, magari dopo la curva (clicca qui). E se le staffe non sono più reperibili, niente paura, c’è sempre il deviatoio a portata di mano, che può essere manomesso con molta facilità. Tanto non c’è nessuno che controlla.


Terminiamo il sopralluogo con due quesiti. Accertato che la Viterbo ha un raggio minimo di curvatura di 100 metri e che uno dei locomotori fermi a Magliano ha, invece, un raggio di 150 metri (basta leggere le informazioni sulle fiancate), com’è stato possibile autorizzare la sua circolazione su questa linea? Chi ha rilasciato il nulla osta?

   

   David Nicodemi

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