Atac, tra figli e figliastri. La denuncia in una lettera anonima

Sta circolando da oltre due settimane, nei locali e sui treni della Roma-Viterbo, una lettera anonima che pone degli interrogativi interessanti.

È stata indirizzata all’assessore alla mobilità Improta, all’Ad e al Capo del personale di Atac SpA, rispettivamente Broggi e De Paoli, e, infine, al Procuratore di Roma, Pignatone. Oggetto della discordia, la posizione del CUT Alessandro Albertini.

«Portiamo a conoscenza», attacca, «che in Azienda ci sono sacche residuali di fuori posizione che trovano posto negli uffici e che ancora non vengono ricollocati. Raccomandati e protetti dalla politica e dal sindacato, scampati dalla rete della 223/91, mentre altri ingiustamente ci sono rimasti impigliati. Tutti sanno e nessuno provvede a collocarli nel giusto posto di qualifica».

«Perché?», si domandano, «a chi giova? Certamente no agli amministrativi messi in mobilità (che rischiano il licenziamento) e quelli in part-time, che si vedono occupati abusivamente i loro posti. Sulla Roma-Viterbo c’è l’esempio eclatante del signor Albertini Alessandro CUT (Capo Unità Tecnica) parametro 205, quindi area manutenzione, che alberga tra gli amministrativi».

E Ancora: «Ma c’è di più», continua la lettera, «l’Azienda emette un ods per il concorso di 10 CUT parametro 205 divisione metro ferroviaria (ods 28 del 06/03/2015) dimenticandosi che uno già ce l’ha e potrebbe essere recuperato. Invece no, si fa un CUT parametro 205 in più, con conseguente danno erariale».

«Dov’è la dottoressa Silvia Bruno? Non è lei che gestisce il personale del metro ferroviario? Le è sfuggita la pratica Albertini? Perché lei lo sa benissimo che è un fuori posizione. Non vogliamo credere che sia così, ma se il CUT Albertini non verrà ricollocato nell’area manutenzione, e spedito in officina, come gli accordi prevedono, ci vediamo il dolo. In questo caso la dottoressa Bruno dovrà rispondere, oltre che della parziale applicazione degli accordi sindacali anche di danno erariale. Magari davanti al Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, che verrà debitamente informato».

«Crediamo che questa sia», conclude la missiva, «ancora un’Azienda seria e che le distorsioni vengano giustamente corrette onorando gli accordi e riportando nei giusti binari l’ordine della cose».

Sono 26 i dipendenti in questa situazione, e Albertini è il primo della lista. Ora cosa farà l’Azienda? Si aspettano risposte. Alè.