Atac, addio sogni di gloria #iostoconchristian

Che Atac SpA fosse alla frutta e che presto sarebbe implosa, era noto da anni. Da quando il Sindaco Marino, una volta salito in Campidoglio, ha ritenuto opportuno mantenere ai posti apicali quegli stessi vassalli e valvassori, che, nel giro di poco tempo, hanno sventrato l’Azienda, sorta nel 2010 dalle ceneri di Met.Ro. SpA e di Trambus SpA.

Ed è per questo che oggi, le sue dichiarazioni - «Chiedo all’assessore Improta (renziano di ferro) di formalizzare le dimissioni. Ho anche deciso di cambiare il CdA di Atac dando mandato al direttore generale Micheli di rinnovare profondamente il management aziendale, allontanando i dirigenti responsabili delle inefficienze» -, appaiono stantie sia nei concetti che nei contenuti. Questa scelta l’avrebbe dovuta fare prima, le denunce sia degli utenti che del personale non sono mai mancate – molte sono in questo blog -. Ha perseverato, invece, contribuendo, per di più, a inasprire gli animi dei cittadini, con i suoi attacchi ai macchinisti, conditi dai comunicati tendenziosi dell’Azienda. Oggi la resa incondizionata che, però, cela un’amara sorpresa, il Piano Industriale 2015-2019, approvato dal CdA di Atac il 28 ottobre 2014.

Cambiare tutto per non cambiare niente – Possiamo dirlo con chiarezza, la fase due di Atac è soltanto una riedizione sfilacciata della precedente (assestamento di bilancio e Pd permettendo). Dal Piano Industriale, definito lacrime e sangue, all’apertura a partner industriali (cessione del 49% delle azioni di Atac): tutte cose predisposte dall’assessore dimissionario e dall’attuale CdA, che Marino ha fatto sue. È stato Improta, infatti, a parlare di «liberalizzazione del settore, messa a gara dei servizi» (Assemblea Capitolina del 22 novembre 2013, cliccare qui), a definire il Piano Industriale – col quale sarà possibile spalmare il disavanzo sui lavoratori – e a convincere i Confederali a sottoscriverlo (accordo siglato il 17 luglio scorso in Campidoglio). Un lavoro, concertato con l’Azienda, che il sindaco non si è azzardato né a citare né tantomeno a modificare. Anche sul fronte aziendale, non si registrano slanci rivoluzionari. La conferma è arrivata da Il Messaggero, secondo il quale dovrebbero saltare le cinque teste del CdA (Il Presidente Grappelli, l’Ad Broggi e i consiglieri Graziano, Palazzese e Fermante) e 10 dirigenti. «Si tratta di manager dell'Area amministrativa e della Produzione – ha precisato il quotidiano - che non vengono più ritenuti funzionali alla nuova mission dell'Azienda». Poi la ciliegina: «Al momento non sono invece in programma sostituzioni nel settore metro-ferro e bus». Bingo. In definitiva, saranno allontanati soltanto chi ha ricoperto incarichi di carattere politico (CdA), e ciò rientra nella normalità, e chi ha avuto ruoli marginali. I veri responsabili della catastrofe - autori del Piano Industriale - resteranno in sella, assieme ai propri galoppini. Dove sta il rinnovamento?  

Il Rutelli furioso – La prima bordata al progetto di Marino, giunge dall’ex-sindaco Rutelli, il precettatore per antonomasia. «Ci vorrebbe un emiro sotto stupefacenti per prendere delle quote dell'Atac. Bisogna invece riprendere un cammino di trasformazione nel senso della concorrenza. Sono necessarie riforme profonde, una concorrenza vera e una trasformazione che deve arrivare ai dirigenti. Perché poi quando l'effetto degli stupefacenti terminasse, dubito che l'emiro confermerebbe la sua firma, accettando di entrare come socio di minoranza in Atac solo per ripianarne i debiti».

Addio sogni di gloria - «Dopo 100 anni di dure conquiste, inestimabili certezze, si apprestano a consumare la celebrazione funebre delle lunghe e faticose lotte dei nostri Padri fondatori». Così Stefano Bottoni, della segreteria regionale del SUL, ha delineato i destini attuali e futuri di Atac e degli autoferrotranvieri. Parole dure e profetiche. «Attraverso un bieco ad assoluto cinismo dei responsabili del consumato rito, Politica (in primis), Azienda e le RSU in ferma connivenza, insieme si apprestano a nascondere le loro colpe, facendo pagare, nel miopismo/strabismo attuale e futuro, tutto ciò ai Lavoratori e di conseguenza ai Cittadini, in linea con le scelte inconfessabili e contestabili volute da governi non eletti dal Popolo». E ancora: «La coscienza Politico/Sindacale tenta inutilmente di acquisire una nuova verginità, infangando, disprezzando, umiliando, impoverendo, chi, al contrario è un bene inestimabile, l’asse portante della mobilità, ricchezza di questa grande ed unica Città. Da oggi sarà possibile spacchettare l’azienda, suddividendoci a camere stagne, metalmeccanici, commercio e forse resterà qualcosa che assomigli lontanamente alla mitica storia di noi autoferrotranvieri». Bottoni conclude il comunicato con un’analisi spietata dei risultati delle elezioni sindacali, che hanno visto i Confederali – la Cisl su tutte – stravincere. «Votandoli così massicciamente ci siamo messi il cappio al collo, ed ora Padroni di questo fatiscente e misero teatro, non si fermeranno davanti a nulla e nessuno. Visto il ruolo consegnatogli di questa categoria orgogliosa, potente e prepotente non resteranno che ceneri dei ricordi di un grande passato. Amen». I commenti sono superflui.

Passata la Festa gabbato lo santo - «L’appetibilità del TPL romano è sempre rimasto alto per gli interessi delle lobby italiane ed europee del settore. Oggi che il clima generale della politica nazionale è, per loro, molto più favorevole, sembrerebbe non vogliano farsi lasciar fuggire l’occasione. Hanno dalla loro un sistema politico/sindacale/informativo collaudato (Alitalia docet) che ha già prodotto il primo step: quello d’istruire ad arte l’opinione pubblica, con un gioco in cui sono maestri». È stata altrettanto dura, l’analisi del sindacato Or.S.A. Trasporti Lazio. «Provvedimenti unilaterali, accompagnati da interviste e comunicati sui giornali di sistema, pennivendoli attivi nel raccontare i disagi dei cittadini, addossandoli a presunti scioperi bianchi o a boicottaggi delle disposizioni aziendali da parte dei lavoratori. Un piano industriale, prontamente accolto favorevolmente dai confederali, che sembra partorito dalle menti di provocatori sociali. Insomma capovolgere la situazione. Per il dissesto organizzativo ed economico dell’azienda, bisognava mettere sotto accusa i lavoratori e le lavoratrici dei settori operativi Atac, ovvero quelli che in questi anni, hanno mantenuto a galla il sistema, mentre lor signori erano intenti a saccheggiarne le casse con parentopoli, biglietti falsi, consulenze, benefit, appalti e stipendi d’oro. Una situazione portata cinicamente al limite della sopportazione in modo da passare al secondo step: la privatizzazione come la panacea di tutti i mali. Non siamo per nulla sorpresi. Lo stiamo denunciando da sempre. Recentemente, - conclude la nota - durante le tantissime assemblee tenute in occasione del rinnovo delle RSU aziendali, ci siamo affannati, invano, a mettere in guardia i lavoratori, ma non siamo stati ascoltati».

Sotto il sole di Roma – È stato dimesso giovedì scorso, l’autista colto da un collasso durante l’orario di lavoro la notte del 21. Era stato costretto a uscire dalla rimessa con una vettura che aveva l’impianto dell’aria condizionata guasto: «malessere da verosimile disidratazione» è stata la diagnosi dei medici dell’ospedale Fatebenefratelli. La notizia, sebbene di una certa gravità, è passata sotto silenzio, forse per timore di una reazione a catena da parte dei conducenti. L’unico a farsi sentire è stato Enrico Stefàno. «Il M5S Roma esprime solidarietà ai tanti cittadini che in questi giorni prendono i mezzi pubblici all’interno dei quali le temperature sfiorano i 40 gradi e all’autista della linea 63 colto da malore l’altra notte durante il servizio. Abbiamo più volte segnalato e continuiamo a farlo il degrado dei mezzi, la mancanza di pezzi di ricambio, la manutenzione carente. Con l’aria condizionata fuori uso le temperature che si raggiungono all’interno delle vetture sono insostenibili il che ha causato il malore dell’autista, che si aggiunge ai tanti casi analoghi che in questi giorni di grande caldo hanno colpito molti cittadini. Per fortuna l’autista è riuscito a mettere in sicurezza la vettura, altrimenti si sarebbe sfiorata la tragedia. Ma è chiaro che il rischio per i passeggeri e per i lavoratori resta troppo alto. Crediamo nel trasporto pubblico, per questo motivo abbiamo rinunciato all’auto di servizio e prendiamo l’autobus, pretendiamo uno sforzo da parte dell’azienda e della Giunta per eliminare gli sprechi che ancora ci sono ed investire nel servizio offerto».

A.A.A. cercasi confronto sulla RomaNord - «Si chiede da subito l’apertura di un tavolo che veda coinvolti le figure delle RSPP, RLS e RSU per monitorare le condizioni di prevenzione e protezione nonché adottare le opportune azioni a tutela della sicurezza dei lavoratori e dei viaggiatori». È l’appello lanciato dai Rappresentanti Sindacali Eligio Scatolini e Augusto Trugli, in merito ai lavori di consolidamento nella tratta in galleria Acqua Acetosa-Flaminio. Il fonogramma è stato inviato sabato scorso, 25 luglio, all’attenzione dei vertici aziendali, del sindaco, degli assessori competenti (Regione e Comune) e, infine, del Prefetto Gabrielli. «Nonostante il fonogramma 01/2015 del 04.07.2015 ancora non viene rispettato il protocollo di relazioni industriali da parte del Responsabile delle Ferrovie Regionali ing. Alberto Lanzone [il Dirgente-macchinista ndr] e il Responsabile del Movimento ing. Federico Chiovelli, che in occasione dei lavori, con conseguente circolazione treni a binario unico, non hanno convocato le Rsu». Comportamento che «esaspera» e «compromette il rapporto con i lavoratori» nonché viola «i principi di responsabilizzazione e coinvolgimento richiamati nel protocollo di relazioni industriali». Da qui la richiesta di un tavolo di confronto, «dato il degrado dei sistemi di sicurezza – si legge ancora -, conseguenza della circolazione treni su un unico binario per circa 3 km di gallerie non a norma (come da studio commissionato dall’Azienda all’Università La Sapienza di Roma), in cui le comunicazioni telefoniche tra treno e dirigenze di movimento sono difficoltose per il non perfetto funzionamento del Dect, non esiste una procedura di emergenza in caso di evacuazione del treno in gallerie nonché il personale di condotta e di scorta non è formato per gestire una eventuale criticità all’interno della galleria».

Critico il Comitato Pendolari – I lavori di consolidamento sono incominciati ieri e non sono mancate le critiche. «Quello che chiediamo da giorni al gestore – tuona il portavoce Fabrizio Bonanni – è di rivedere l’orario, perché non è possibile avere una sola corsa tra le ore 7 e le ore 8 e tra le 16 e le 17, due tra le fasce più importanti. Atac su questo veramente tiene in considerazione le esigenze degli utenti. Quest’orario va assolutamente rimodulato con l’aumento di corse nella fascia 7-9 e 16-18, se non è possibile aggiungere altre corse». Sulla crisi del Comune e dell’Azienda ha risposto: «Dal 1 luglio al 26 sono state soppresse oltre 700 corse. Chi paga questo disagio? Regione Lazio vigila sul comportamento di Atac? A noi non importa nulla se il sindaco di Roma decide di fare il rimpasto del management: i treni sono sempre quelli, le stazioni restano quelle, l’evasione tariffaria peggiora, la sicurezza è quasi assente in stazione e nei treni. Pretendiamo che la Regione Lazio, vero potere forte, inizi da subito a pensare a un’alternativa all’attuale gestore, da affidare tramite gara pubblica, ma si deve fare al più presto. Abbiamo scritto e detto ai referenti della Regione che devono controllare il contratto, perché Atac sta facendo quello che vuole e nessuno verifica».

Io sto con Christian – È titolo della pagina dedicata a Christian Rosso, l’autista che ha coraggiosamente denunciato, con un lungo video pubblicato su Youtube, le ragione dei disagi. «Un servizio che si basa sul trasporto di persone ha meno della metà dei dipendenti che guida (5.500 su 12.000), un rapporto iniquo. E ancora: «I nostri meccanici non hanno i pezzi di ricambio. MM (mancanza materia), questa la sigla che appongono sulle vetture che non possono essere riparate». Infine l’appello: «Autisti e cittadini uniti per il bene comune. Ci hanno tolto quasi tutto, non lasciamogli la nostra dignità». La pagina, nata per «supportare l’austista», oggetto «di pressioni e minacce», ha superato, in poco tempo, 2400 adesioni. Un successo, tanto da diventare l’emblema della manifestazione che si svolgerà domani, mercoledì 29.


Uniti in Campidoglio – Difendere la Roma-Lido e l’Atac dalle privatizzazioni. È il principaleMicaela Quintavalle di Cambia-Menti M410, dove sono stati inviati a partecipare lavoratori e utenti, perché «uniti si vince, Atac bene comune». «Non ci saranno bandiere – spiegano al sindacato – perché vorrebbe dire strumentalizzare un diritto; il diritto di scelta che vogliono togliere ai lavoratori. Oggi diciamo e siamo consapevoli che una d’uscita esiste: una delibera che stralci il nuovo Piano Industriale, l’accordo del 17 luglio, che tanto sta facendo discutere». «Tutti insieme in Campidoglio – recita il volantino distribuito sulla Lido -, lavoratori e utenti della ferrovia, per difendere il diritto degli utenti del servizio pubblico a viaggiare in condizioni dignitose e per difendere il diritto dei lavoratori a operare in condizioni di sicurezza per sé stessi e per i viaggiatori. Contro una politica fatta di annunci sempre disattesi, che mette lavoratori contro altri lavoratori, che non punisce mai i veri responsabili e che fa un uso vigliacco di giornali e tv per disinformare la cittadinanza».
obiettivo della manifestazione (dalle ore 14 alle ore 20), organizzata da

Ultima ora, Esposito nuovo assessore (Tgcom24) - «A prendere il posto del dimissionario Guido Improta sarà Stefano Esposito, senatore dem celebre per le sue posizioni contro i No Tav. La notizia arriva da ambienti del Pd. La nuova squadra del Campidoglio sarà annunciata ufficialmente in giornata. Già commissario del partito per il litorale di Roma, Esposito affiancherà le new entry Marco Causi (vicesindaco con delega al Bilancio) e Marco Rossi Doria (Scuola). Il senatore torinese, vicepresidente della commissione Lavori pubblici e comunicazioni nonché membro della commissione antimafia, è stato nominato commissario Pd sul territorio di Ostia lo scorso febbraio in seguito allo scandalo di Mafia Capitale». Alè.