Atac, nel cesso anche il Polo Museale #Atac


Il terremoto che sta scuotendo Atac SpA, dai vertici all’esercizio, ha fatto passare sottotraccia i disastrosi esiti della manifestazione TAG.ghiamoci, terminata domenica scorsa [27 settembre] e realizzata al Polo Museale dell’Ostiense dall’associazione Double e dalla stessa Azienda, nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità 2015.

La Settimana della Mobilità al Polo, poteva offrire mille spunti sulle difficoltà di una grande e complessa città come Roma a trovare soluzioni sostenibili. Proposte, idee, tavole rotonde, nelle quali coinvolgere le Università, le Istituzioni, le associazioni dei consumatori e quelle degli appassionati. Una piattaforma dov’era possibile un confronto serio sulle prospettive future, anche attraverso le esperienze del passato. Questo doveva essere. «Ci aspettavamo di compiere un viaggio virtuale – spiega il signor Giorgio M. – tra passato e futuro, con immagini e documenti. È andata molto meglio le volte passate. Io e mia moglie ci siamo fatti pure un giro sul tram storico [la 907 ndr], da piazzale Ostiense a Porta Maggiore». «Gli artisti sono bravi – rincara un ragazzo sulla trentina -, ma che ci azzeccano col museo storico dei trasporti? È stata una delusione».

Ma la Double è stata di tutt'altro avviso e, calendario alla mano, ha propinato un evento fuori dal contesto, con la benedizione della Presidente della X commissione capitolina (Eventi, Statuto e Sport) Svetlana Celli. Il flop era prevedibile e così, infatti, sarebbe stato, in termini sia di visitatori, specie di sera, quando il Polo si trasformava in un discobar, che di contenuti.  
L'unico lampo degno di nota, lo si deve agli ingegneri Osvaldo Zannoni - autore del libro “Dalla S.R.T.O.all’ATAC” (edizione Calosci) -  e Angelo Curci, rispettivamente ex-responsabile del deposito tranviario di Porta Maggiore ed ex-direttore del Metroferro. Col supporto di video e di immagini storiche, hanno raccontato, con solenne puntualità, le vicissitudini che hanno caratterizzato lo sviluppo del trasporti nella Capitale, sciorinando, ovviamente, le proprie e affascinanti esperienze personali. Il resto è stato fuffa, anche se c'è da aggiungere che gli artisti erano di un certo spessore, come ad esempio gli allievi dell’Accademia delle Arti dell’Aquila
E che TAG.ghiamoci fosse tutto fuorché una manifestazione sulla mobilità, passata e futura, era palese fin dal primo giorno di programmazione. Lo dimostra il fatto che i pannelli elaborati dallo stesso Zannoni, incentrati sulla rete tranviaria, sono stati messi dietro al locomotore della Fiuggi, nascosti e immersi tra i cavi di alimentazione, che i preziosi arredi del Polo (casseforti, teche, immagini etc), sono stati accantonati da un parte, come fossero rifiuti ingombranti, e che, infine, la stampa dell’albero genealogico di Atac è stata strappata via per far posto a dei dipinti.

I limiti della decenza sono stati superati con l’elettromotrice della RomaNord, materiale vincolato dalla Soprintendenza di Roma - come il resto delle vetture ospitate nel Polo - e dal Decreto legislativo 42/2004 (Beni Culturali). Le fiancate del convoglio, classe 1932, sono state deturpate da una serie di fotografie che, incredibilmente, sono state appiccicate direttamente sulla casse, senza considerare i danni che i collanti (e i solventi necessari a rimuoverli) potevano arrecare alla vernice e alla carrozzeria. Le immagini sono eloquenti. Non sarebbe andata meglio, secondo le testimonianze, alla Urbinati (il tram articolato del 1941), messa a dura prova dai balli sincopatici, e al locomotore della Lido del 1925, che sarebbe stato utilizzato per compiere alcune acrobazie (per fortuna che l’imperiale ha resistito). 


Se questo è il modo di rispettare il patrimonio di Roma, vanto dell'ingegneria italiana, allora meglio chiudere la baracca e consegnare quei beni alle associazioni degli appassionati. Quelle serie, ovviamente, che hanno la capoccia e gli strumenti per valorizzare al meglio storia e mezzi.

Quale responsabile al mondo avrebbe permesso una roba del genere? Glielo chiediamo alla diretta interessata, Anita Valentini dell’Ufficio Marketing. E ancora. A cosa è servita questa manifestazione? Qual è stato il ritorno di immagine per l’Azienda? Con quali risorse è stata messa in piedi? E quali sono stati i criteri adottati nel scegliere l’associazione, affidamento diretto o bando? Interrogativi che riteniamo opportuno girare al dirigente Emilio Cera, al Presidente dell’Azienda Roberto Grappelli, alla Presidente Celli, sponsor istituzionale, nonché agli assessori capitolini Giovanna Marinelli (cultura) e Stefano Esposito (trasporti). 

Siamo certi che nessuno risponderà, fanno lo stesso con gli utenti. Del resto, sono troppo oberati a tamponare le sconvolgenti emorragie del servizio e quelle scaturite dalle dimissioni a catena, prima l'Ad Broggi (finalmente!) e poi il Dg Micheli, il protetto del marziano Marino. Alé. 
   
   David Nicodemi