Incidente Metro A, le foto inedite

Sono emerse due nuove immagini dell'incidente che la scorsa settimana ha interessato la linea più importante della Capitale

Frontale sventrato, piegato su se stesso, e carrozze accartocciate una sull’altra. Sono le drammatiche immagini (in esclusiva) dell’incidente avvenuto il 15 ottobre, esattamente una settimana fa, nel ventre della Linea A della metropolitana. I danni sono notevoli, sarà davvero difficile rivedere il convoglio in servizio.

Per fortuna che non c’erano passeggeri a bordo e che, al momento dell’impatto, non sia sopraggiunto un treno dal binario di corsa, il dispari, quello diretto all’Anagnina, altrimenti quasi certamente sarebbe stato investito dai vagoni deragliati, con conseguenze disastrose. I due binari corrono parallelamente, anche perché quello di manovra si innesta, attraverso un deviatoio, su quello dell’esercizio.

Per accertare le dinamiche, si ricorda, sono state messe in campo due commissioni di inchiesta, una interna di Atac SpA, che ha l’obiettivo di verificare se siano state rispettate le procedure previste in questi casi. Ma non ci vuole molto a capire che le responsabilità dell’accaduto sono molteplici, non solo del capotecnico che si trovava alla conduzione del convoglio.

Uno dei quesiti, che nessuno ha finora sollevato, riguarda proprio quest’ultimo aspetto. È noto che «dopo l’accordo del 17 luglio – hanno dichiarato a caldo Renzo Coppini del SUL e Claudio De Francesco del Faisa Confail – i capotecnici sono stati abilitati a effettuare i turni di manovra nelle officine al posto dei macchinisti, ma non hanno la stessa esperienza». Sì, ma in quell’accordo, «una ciofeca», per dirla alla Totò, fa riferimento alla manovre sul piazzale interno di Osteria del Curato, che non interferiscono con l’esercizio, mentre nel caso specifico, come detto, il tronchino è interconnesso al binario di servizio. E allora, è opportuno autorizzare questo tipo di procedure a chi non possiede l’abilitazione ministeriale? Inoltre, è stato un caso sporadico o si tratta dell’ennesima consuetudine?

Gli interrogativi non sono terminati. Anche la storia del «guasto ai freni», rimbalzata ovunque, appare poco credibile, soprattutto considerate le peculiarità degli impianti frenanti di cui sono dotati i treni per le metropolitane - Caf compresi -, che consentono l’arresto del convoglio anche in situazioni di emergenza. È evidente che ci sia stato un problema a monte, quando il convoglio ha lasciato la buca del tornio. L’ipotesi al momento più accreditata, confermata dagli ambienti aziendali, è che gli operai avrebbero dimenticato di riaprire il rubinetto-freni di ogni carrello, una volta terminato l’intervento ai cerchioni. «Se alla guida ci fosse stato un macchinista – si sfoga un dipendente aziendale -, avrebbe  avuto la prontezza di azionare il freno di stazionamento a molla».

C’è da dire che le metropolitane sono tecnicamente sicure, sono le incursioni esterne, dettate dalle esigenze degli esercizi, dalla forsennata ossessione di aumentare la produzione, a rendere gli impianti lacunosi. Specie in metro A, che ha ritmi sincopati, i quali stressano sia l’infrastruttura che tutto il personale. E non c’è da escludere che quest’ultimo incidente sia proprio una conseguenza di tale modo di lavorare (stress da lavoro correlato?). Ma sarà difficile provarlo e a rimetterci saranno sempre i soliti, a suon di giorni di sospensione. «Ora un commissario per Atac», ha tuonato l’ex-assessore Esposito, appena saputo della interruzione in Linea B di questa mattina. Che sia, però, un commissario che conosca il settore e che sappia tagliare le teste opportune. Il repulisti del solo CdA, organo politico, rappresenta aria fritta. Alè.  
   David Nicodemi