#Primarie, ecco perché i lavoratori #Atac non devono votare per...

I dipendenti dell'Azienda devono sapere come sono stati trattati dal Ponzio Pilato del Pd, candidato sindaco alle Primarie

La maratona elettorale è incominciata, in tutti i quartieri, dal centro alla periferia, si sta votando per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra. Tra questi c’è, in quota Pd, il deputato romano Roberto Morassut, già consigliere comunale e assessore all’urbanistica ai tempi di Veltroni. Uno dei favoriti.

Il nome di Morassut, dolente o volente, è legato indissolubilmente al Nuovo Piano Regolatore Generale, licenziato dall’Aula Giulio Cesare nell’ultima seduta dell’Assemblea (colpo di mano?), fatto che ha lasciato i cittadini esterrefatti. C’è anche la famigerata Vela di Calatrava, che si erge, in tutta la sua oscenità, tra le pianure verdeggianti di Tor Vergata. Un’opera, mai entrata in funzione, realizzata tra il 2006 e il 2008 dalla Vianini Lavori del gruppo Caltagirone, costata alla collettività circa 240milioni di euro. Ma questa è un’altra storia.

L’ex assessore non è il mio candidato, e lo dico senza mezzi termini. A legittimare questa mia decisione, c'è un episodio in particolare, nel quale sono rimasti coinvolti alcuni lavoratori di Atac SpA. La cosa non gliel'ho mai perdonata.

Agli inizi di ottobre del 2014 vado a trovare il deputato alla Camera. Parliamo di trasporti, delle condizioni del servizio e dei treni storici, finiti incredibilmente nel mirino delle demolizioni. Di comune accordo, decidiamo di compiere un sopralluogo su una delle tre delle ferrovie concesse, per constatare lo stato di tale mezzi, assieme ad alcuni membri del direttivo dell'associazione di cui sono il vicepresidente.

Il 20 ottobre andiamo. Saliamo sul treno della linea XXXXX e partiamo alla volta del deposito-officina. Arrivati a destinazione, Morassut, Fabio, un suo collaboratore, e io entriamo, mentre gli altri, che sono dipendenti di Atac, restano fuori. Passano una decina di minuti, quand’ecco che ci si para davanti il capo servizio della Linea che, con fare arrogante, ci invita a lasciare il deposito. Ce ne andiamo in punta di piedi, senza far polemiche. Ma cosa, purtroppo, non era finita lì. 

Come da copione, l’Azienda, in particolar modo il capo servizio in persona, non potendo farcela pagare direttamente, si scatena sui dipendenti, a suon di rapporti disciplinari. Inizia una caccia alle streghe, allucinante, e loro, poveri malcapitati, vengono accusati di «violazione del Codice Etico», nonostante il tema principale della visita fosse il rilancio storico-culturale della linea in questione. Argomento che sta a cuore alla nostra associazione. 

Allarmato del clima avvelenato, che si era creato dopo la nostra visita, torno da Morassut. Gli illustro la situazione, gli dico che quei dipendenti stanno rischiando il posto di lavoro e che il capo servizio ci aveva menzionati sui rapporti, facendoci passare per criminali incalliti. Lui, per tutta risposta, invece di muoversi soprattutto in loro difesa, si defila, incredibilmente, da vero cerchiobottista. Forse non voleva incrinare i rapporti con l’allora Presidente Grappelli, uomo vicino a Caltagirone. Chi lo sa.

Qualche settimana dopo, ritorno alla Camera, e lo prego di nuovo, ma lui ribadisce la sua posizione, e mi fa, addirittura, capire che la cosa lo infastidisce. Capii che non c’era nulla da fare e ruppi ogni rapporto.

Ho voluto rendere pubblica questa storia al fine di mettere in guardia i lavoratori Atac, iscritti o simpatizzanti del Pd che si recheranno a votare alle Primarie. Che sappiano qual è stato l'atteggiamento di tale candidato, nei confronti di quei colleghi che, anche per causa sua, hanno avuto serie difficoltà con l'Azienda. Detesto i Ponzio Pilato. Alé.
   David Nicodemi