Atac, il "grillino" Rettighieri striglia l'Amministrazione Capitolina

È una stilettata, elegante e dirompente, la lettera che il Dg ha spedito all'attenzione dell'assessore ai trasporti Linda Meleo

È una stilettata, elegante e dirompente, la lettera che il Dg Atac Marco Rettighieri ha spedito ieri pomeriggio, 30 agosto, all’assessore capitolino ai trasporti Linda Meleo. Tre pagine in tutto, nelle quali spiega, senza giri di parole, i suoi «disappunti» con l’Amministrazione: dalle «esternazioni» della Sindaca Raggi sulla Linea A, espresse in occasione della Festa de Il Fatto Quotidiano - «per la ripresa delle scuole i treni saranno al 95%» - , all’accusa di ingerenza da parte della Meleo, episodio di una certa gravità politica, se confermato, passando per il 18 Milioni di Euro destinati sempre alla metro A. E non è mancata la stoccata ai sindacati. 

«Vorrei sgombrare il campo», attacca Rettighieri, «su alcune affermazioni che la Sindaca avrebbe rilasciato, circa il raggiungimento del 95% dei convogli circolanti sulla Linea A entro l’apertura delle scuole. Le ribadisco quanto già affermato, ovvero che tale percentuale non è possibile raggiungerla entro la metà del mese di settembre. Fra mille difficoltà e con il buon operato delle Officine del metroferro, egregiamente dirette dal direttore ing. Giraudi, stiamo riuscendo, anche se a fatica, a risalire nei numeri dei convogli circolanti». Che «dai 19-20 di fine luglio siamo passati ad una media di 25-26 che oramai da un mese sono costanti». A settembre «le nostre officine porteranno questo numero a circa 28 convogli circolanti, a fronte dei 33 previsti dal Contratto di Servizio». Dunque, saranno 28 i treni a disposizione (85%), e non 33 (95%), come ha lasciato intendere la Raggi: «Non so dove questo numero sia uscito e chi lo abbia potuto sostenere», si sfoga il Direttore, «non comprendo che ultimatum abbia dato a me e, quindi, all’Atac».

«C’è anche il problema dei famosi 18milioni di Euro», prosegue la lettera, «assegnati ad Atac. I fondi, ad oggi, non sono ancora disponibili poiché nessun bonifico è stato effettuato da Roma Capitale verso Atac». Altro fendente: «Il parere legale, poi, sul tipo di finanziamento pone alcuni dubbi. Se infatti la prima parte della DD [Determina Dirigenziale ndr] di RC [Roma Capitale ndr] parla di un finanziamento in conto capitale, nella seconda pagina si fa esplicito riferimento nell’ultimo capoverso ad un possibile ristoro di questi fondi a richiesta di RC stessa». E cioè, quelle risorse, così come impacchettate dall’assessore Minnena, «vero sindaco di Roma», chiosa RomafaSchifo, potrebbero essere inservibili all’Azienda. Che, comunque, da buon padre di famiglia, «ha iniziato i lavori», precisa Rettighieri, «che porteranno alla modifica sostanziale di alcuni punti singolari del tracciato della Linea A (circa cinque curve a raggio molto stretto), nonché la progettazione dei deviatoi (n.3) e di alcuni tratti di binario da sostituire». Opere importanti che saranno completate «entro il mese di settembre o, al massimo, i primi giorni di ottobre». Finalmente.


 Il Direttore, inoltre, sottolinea che anche il «Tpl di superficie» è «malato», giacché «vede quotidianamente, anche per motivi a Lei noti ed esogeni rispetto ad Atac (sindacati), numeri ragguardevoli di vetture che rientrano per guasti, oggetto, tra le altre cose, di alcune nostre lettere di chiarimento».

«La parte finale della lettera», ironizza RomafaSchifo, «è la più gustosa». Appena spiccato l’Ordine di Servizio numero 30 del 29 agosto, nel quale si indicava il nuovo Responsabile della Roma-Viterbo [cliccare qui], Rettighieri avrebbe ricevuto una telefonata dalla stessa Meleo, la quale gli avrebbe espresso delle «riserve» su quel trasferimento. Lapidaria la risposta: «Lo spostamento di alcune persone all’interno di un’Azienda di qualsivoglia natura, non può essere influenzato in alcun modo da ingerenze esterne. Tra le altre cose, visto che ho parlato direttamente con la persona interessata allo spostamento [Federico Chiovelli ndr] a cui ho dato motivazioni sufficienti, non vedo l’opportunità di esprimere riserve su questa azione, come da Lei [Meleo ndr] sostenuto molto sui generis».

«Questa lettera da un quadro scandaloso», tuona il senatore Dem Stefano Esposito, «del modo di operare della Giunta Raggi». Immediata la risposta dell’assessore Meleo, affidata però ai social network (cosa singolare, dato che Rettighieri ha utilizzando i preposti canali istituzionali). «È molto grave che uno scambio di comunicazioni interne tra Campidoglio ed Atac, prima ancora che queste siano giunte all'assessore di competenza, sia reso pubblico da un senatore del Partito Democratico [Esposito ndr] che, palesemente, ne strumentalizza i contenuti per i propri fini politici. È singolare, inoltre, che la sindaca Virginia Raggi non compaia tra i destinatari della lettera seppur chiamata in causa più volte». La Meleo sembra essere più infastidita del fatto che la lettera sia divenuta di dominio pubblico, ma perché? Sul sito di Beppe Grillo, una sorta di Totem, è facile intercettare documenti di Amministrazioni o di società controllate, anche delicati. Perché questa lettera sarebbe dovuta rimanere segreta? Che ha di diverso dalla altre, da quelle spalmate sul Blog o sui vari social dai grillini, appartenenti a questa o a quella Giunta? E la trasparenza? In merito al documento, l’assessore afferma che «il dato del 95% dei treni disponibili a settembre è stato comunicato dallo stesso dg, che ha assicurato che nel mese di settembre, sui 32 treni programmati per la metro A, ne circoleranno 30 e nella peggiore delle ipotesi 28». «Si ricorda», prosegue, «che i 18 milioni di euro per la manutenzione della metro A ci sono, stanziati con una delibera di Giunta prima di Ferragosto, mentre la Determina Dirigenziale, che dispone il pagamento, è datata persino 12 agosto 2016». Due righe a fronte di tre pagine dattiloscritte e ben argomentate. Non un riferimento alla fatidica «telefonata», anche solo per smentire, e neanche un accenno, sulla medesima Determina, capace di dissipare i dubbi sollevati da Rettighieri, cosa non trascurabile. Una risposta vacua, in definitiva, che sembra concentrarsi più sull’effetto che sui contenuti. Che sono molti.

Numerosi sono convinti che il documento rappresenti quello che nelle tragedie greche veniva chiamato l’esodo, la fine, e cioè le dimissioni. Ma come può un’Amministrazione, che della trasparenza e della legalità ha fatto il proprio vessillo, mettere alla porta Rettighieri? In questi mesi, il Dg si è distinto per aver spezzato il legame, corroso e consociativo, tra i sindacati, specie i Confederali, e l’Azienda. E poi ha messo le mani nel Dopolavoro, un salvadanaio pieno di milioni (pubblici), beccandosi sputi e minacce di morte, negli appalti e nelle forniture, internalizzando i servizi laddove è stato possibile - e facendo risparmiare parecchi soldi all’Atac-, e nelle sacche dei «fuori posizione», che sarebbero state nascoste dagli stessi sindacali con la complicità dei Direttori aziendali. Rettighieri ha, inoltre, bloccato i concorsi interni sospetti (capitreni e operatori di stazione), laddove avrebbe individuato una commistione tra le commissioni di esame e gli apparati sindacali. È un dirigente tutto di un pezzo, al di sopra delle vecchie logiche partitocratiche, che si è sempre adoperato per la legalità e per la trasparenza e che, tra l'altro, non si è fatto scrupoli nel tirare in ballo la Magistratura e il Presidente dell'Anticorruzione Cantone. Ma scomodo, specie per chi è stato beccato con le mani nel sacco. Elementi, inconfutabili, che lo fanno apparire meglio di un “grillino” Doc: cacciarlo potrebbe essere fatale per Atac, e per i suoi dipendenti. Alé.
  
   David Nicodemi