Atac, l'ira dei dipendenti: "Vogliono risanare l'Azienda col culo dei Lavoratori"


“Questo Piano industriale Atac è solo una brutta copia di quello passato”. Così i lavoratori della municipalizzata di trasporto pubblico locale...

“Questo Piano industriale Atac – la cui bozza è in Tribunale da fine ottobre - è solo una brutta copia di quello passato”. Così i lavoratori della municipalizzata di trasporto pubblico locale più travagliata e politicizzata d’Europa, “gestita come un bancomat elettorale” rimarcano, bollano quanto elaborato e snocciolato dal Presidente Paolo Simioni, nel primo confronto (scontro) con le Organizzazioni Sindacali, avvenuto ieri, 2 novembre, nel quartier generale di via Prenestina. Sono proposte, nulla di definitivo, questo è vero, ma tanto è bastato a scatenare l’ira dei dipendenti: “È finita, meglio il fallimento” oppure “blocchiamo Roma”.

La ricetta paventata dai pentastellati non convince, troppa continuità col passato e, soprattutto, col piano industriale varato nel 2015 - già lacrime e sangue, condito da ERA1/ERA2 -, uscito dal magico cilindro dell’ex-assessore capitolino ai trasporti Guido Improta [cliccare qui]. La tiritera è la medesima: aumento dei carichi di lavoro (39h settimanali) e della produttività – ancora?! -, difficile da attuare considerata l’anzianità dei treni, tram e bus (il piano di sostituzione dovrebbe terminare nel 2022). Che tradotto significa, 18700 ore guida annue pro-capite per autisti e da 2,4 a 3,4 giri medi a turno per i macchinisti metroferro, i più agguerriti. Pesante. “Vogliono risanare l’Azienda col nostro culo”, “i lavoratori non possono essere considerati i responsabili del dissesto di Atac” e ancora “questo piano industriale è un attentato alla salute. Sono trentasei anni che guido, non ha eguali lo schifo che sto percependo”.  

“Siamo amareggiati”, dicono al Coordinamento ConduttoreMetrob‏ (@Cond_metrob), noto canale twitter, “perché pensavamo, a questo punto erroneamente, che le facce nuove, gli onesti, i paladini della democrazia dal basso, avrebbero aperto come una scatoletta di tonno Atac. Invece, si sono accodati con la vecchia politica, facendosi consigliare da quella gente che fino a ieri andava a braccetto con loro. Pensavamo che avrebbero cacciato i ‘mercanti dal tempio’, invece li hanno lasciati al proprio posto a ‘mercanteggiare’ sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini”. 

“Si vuole spremere il personale operativo”, aggiungono, “anziché agire sui centri di spreco e clientelari. È facile un piano così. Difficile, al contrario, progettare e mettere in campo una visione efficiente di mobilità, mettendo al centro i lavoratori e la qualità del lavoro; difficile riguardare gli appalti e migliorare la loro gestione; difficile mandare a casa quei dirigenti e quadri che hanno lavorato per quella politica che hanno trattato l’Azienda come un bancomat elettorale e di risorse economiche”. “Così non va”, concludono, “Siamo stufi di pagare le responsabilità altrui:  avevamo creduto ai vari consiglieri che ci venivano a trovare in linea e ci ascoltavano (ora non si vede più nessuno chissà perché?), ci siamo sbagliati. Forse conveniva fallire. Tanto arrivati a questo punto c’è differenza? Perché i pentastellati non fanno un confronto con noi? Eppure volevano fare le dirette streaming in nome della trasparenza. Qui di trasparente c’è solo una cosa: a pagare gli errori di tutti sono sempre i lavoratori”. Alla faccia della collaborazione chiesta più volte ai dipendenti dalla Sindaca Raggi, dall'assessora ai trasporti Meleo e dal presidente della commissione Stefàno. Alé.
     David Nicodemi 


Foto:  La Stampa